la passione per lo sci...
          da quasi un secolo

Storia
Le cronache dei giornali dell'epoca tramandano che i primi sci furono conosciuti a Capracotta nel lontano 1906 per merito del prof. Gino Galeotti, docente all'Università di Napoli ma nativo dell'Italia del nord. In quei tempi, lo sport sciistico era agli albori e veniva praticato da una minoranza di persone, per lo più benestanti ed altolocate. Esso richiedeva attrezzature ed equipaggiamenti costosi, che allora erano considerati un lusso accessibile a pochi uomini, appassionati e danarosi. Sugli stessi campi di neve capracottesi, naturali ed immediatamente vicini al centro abitato, incominciò a riversarsi una piccola folla dei tanti turisti che amavano passare le vacanze sui nostri monti. Il paese contava quattro alberghi e una decina di pensioni che, in rapporto ai tempi, costituivano una apprezzabile struttura ricettiva. La nuova moda presto contagiò gli abitanti del posto e si affermò ad opera di una pattuglia di pionieri, ch'emetteva a capo Giovannantonio Paglione e Ottorino Conti. Entrambi maestri elementari e sportivi infaticabili, il primo ha il merito di aver fissato in immagini fotografiche stupende la scena di un mondo scomparso mentre al secondo vanno riconosciute le qualità di imperterrito organizzatore ed animatore di tutte le manifestazioni. Si apprende dai ritagli giornalistici dell'epoca, che la cerimonia di inaugurazione del sodalizio avvenne il 19 febbraio 1914 in casa del dott. Tommaso Conti il quale offrì ai diciotto soci fondatori un suntuoso banchetto.Uno dei partecipanti il giudice Giorgio Borella, napoletano, compose l'inno degli sciatori, che fu musicato dal maestro Alfonso Falconi nostro concittadino e professore al conservatorio di Napoli. La grande guerra del 1915/18 distolse gli uomini dagli svaghi della vita e interruppe l'attività del neonato Sci Club, il quale riprese a funzionare con rinnovato ardore durante i primi anni 20. Questa volta toccò al maestro Ottorino Conti di sobbarcarsi l'organizzazione ed il mantenimento del circolo, che fu alloggiato in due locali a pian terreno della sua casa, al corso Sant'Antonio, e comprese una nutrita schiera di giovanissimi scolari, destinati ad illustrarsi sotto la sua guida. Nell'albo d'oro dello sci capracottese, il suo nome splende più di tutti i nomi e indica in lui l'iniziatore ed il sostenitore ininterrotto degli sport invernali sulla nostra montagna. Egli ha tracciato un segno incancellabile ed il suo ricordo ha perdurato a lungo negli stessi ambienti nazionali della F.I.S.I., presso i quali fu apprezzato e lodato grandemente. Il primo sciatore di vaglia che Capracotta ha conosciuto fu Noè Ciccorelli che, nato sul finir dell'ottocento, gareggiava ancora con valore sul finire degli anni trenta. Discesista, compì diverse imprese, ma su tutte si ricorda l'alloro della vittoria che conseguì nel 1927 a Rocca di Mezzo,dove si laureò campione d'Abruzzo. Al suo nome va associato quello di Teodoro D'alessio, che gli è stato degno compagno ed ha condiviso con lui le gioie delle prime competizioni. Un altro personaggio caratteristico di quei tempi fu Candido Conti, figura di sportivo a tutta prova, che come amò possedere tra i primi un'automobile "Balilla" e praticare con accanimento l'esercizio venatorio, così seppe attrezzarsi dei "pattini di legno" e godere l'ebrezza vitale che se ne ricava. Il quadro delle origini non sarebbe completo se venisse dimenticato Franco Ciampitti, un capracottese di adozione e giornalista sportivo nato. Di lui si ricorda la presenza costante al fianco della nostra squadra alla quale prodigò affetto, consiglio ed assistenza. Negli stessi giorni in cui Noè affermò il proprio primato, spuntandola nientemeno che sul valoroso ed imbattuto rivale Bavone, sulle piste rocchettane rifulse la magnifica "Equipe" giovanile di Capracotta, composta dai sedicenni Amedeo Paglione, Alfredo Di Tanna, Primiano D'Andrea e Giovanni Mosca, che si aggiudicarono con molta gloria il titolo abruzzese a squadre. Gli sci costruiti con legno di frassino, venivano acquistati a Chiavenna un paese ai confini della Svizzera, anche se con l'andare del tempo, sorse l'iniziativa di fabbricarli in loco, per intrapresa della falegnameria Diodato Angelaccio e Oreste D'Andrea. La passione per il nuovo sport a Capracotta divenne presto collettiva travolse le giovani generazioni, anche femminili. Agli ordini del Presidente Ottorino Conti e con l'assistenza del direttore sportivo Ruggiero D'Alena, i piccoli atleti presero parte ad innumerevoli gare, tanto nel vicino Abruzzo quanto nelle località alpine più note, ovunque cogliendo lusinghiere affermazioni. Raggiunsero lo Stelvio, Asiago, Oropa, Cortina, dominarono e si distinsero a Roccaraso, Rivisondoli, Ovindoli e Rocca Di Mezzo. Furono una legione e non è facile nominarli tutti. Però, a costo di incorrere in ingiuste dimenticanze, non si possono tacere Giuseppe Potena, Alberto Ianiro, Giuseppe Mendozzi, Pasqualino Venditti e Giuseppe Antenucci, seguiti da Vincenzo Di Tanna, Edmondo Angelaccio, Marino D'Andrea, Filoteo Giuliano, Gaetano Trotta e Raimondo Mosca. Una menzione di merito speciale spetta ad Alfonsino Falconi, che compì la prodezza, fra le altre di vincere il titolo di campione centro meridionale. Con la gagliardia della giovinezza e con il desiderio della vittoria, riportarono da ogni dove coppe, trofei, medaglie, che dopo aver fatto bella mostra di sé nella sede sociale, un brutto giorno furono donati alla patria e svanirono nel nulla. La tradizione sciistica non diminuì negli anni, tenuta viva anche dal fervore con cui nel "ventennio" fu seguita l'attività agonistica in genere. Coinvolse numerose ulteriori leve giovanili e toccò fastigi all'altezza del passato. Sull'aprirsi degli anni quaranta, quando la migliore gioventù era trattenuta sui teatri di guerra un po' dovunque, si impose si impose all'attenzione la squadra dei balilla. Composta da Marino Pollice, Angelo Ianiro, Gabriele Trotta, Giovanni Paglione, Gabriele Giuliano e comprendente le due riserve Antonio Di Nardo e Natalino Comegna, essa si piazzò al quarto posto assoluto nella gara per province, svoltasi ad Asiago e classificatasi alle spalle solo di Belluno, Vicenza e Sondrio. La accompagnava Carmine Trotta che, nel settore della discesa, si distinse per classe e stile. Su tutti eccelse il valore impareggiato di Mario Di Nucci, agente della Guardia di Finanza a Predazzo e membro della squadra nazionale di fondo. Sotto l'insegna delle Fiamme Gialle vestì la prestigiosa maglia azzurra e portò molto in alto il nome del paese di nascita. Lo emulò Pasquale Sozio, concorrente di falcata poderosa, che ancora all'età in cui gli altri sono soliti appendere gli sci al chiodo, mietè successi strepitosi. Dotato di forza fisica al limite dell'umano, vnse nel 1952 il Campionato Italiano dell'Enal a Dobbiaco e ribadì, l'anno seguente la supremazia per l'edizione ripetuta dello stesso titolo Roccaraso. Sulla scena, da sempre, giocò un ruolo non secondario il sesso gentile, che affidò negli trenta la sua rappresentanza più incisiva a Enrichetta Sammarone, a a metà degli anni cinquanta vide salire alla ribalta Filomena Paglione, in testa ad un quartetto comprendente Anna Sozio, Flora Paglione e Liliana del Castello e si sarebbe espresso, nel decennio successivo, a livelli di indubitabile riuscita, solo che le vicende della vita avessero accordato a Maria Di Pietro ed a Lucia Di Nardo la opportunità di valorizzarsi al sommo delle potenzialità. La storia del secondo dopoguerra è sotto gli occhi di tutti ed è costellata anch'essa di tante pagine di valore e di vita. L'organizzazione dei Campionati Italiani Assoluti di sci di fondo del 1997, dei Campionati Italiani Juniores del 2000 e della Continental Cup del 2004 corona novant'anni di storia e di promozione degli sport della neve con l'intenzione di andare avanti verso obiettivi sempre più prestigiosi.
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